Il fenomeno musicale contemporaneo, come afferma Mario Campanino nei tre brevi saggi raccolti in questo volumetto, deve confrontarsi con un duplice costante problema: di forma (in senso ampio) nei confronti del materiale sonoro, e di fruizione nei confronti degli ascoltatori: “non può, il compositore, non tenerne conto se vuole far ascoltare qualcosa a qualcuno.” Accadrebbe, infatti, che nell’ambito del linguaggio musicale “l’utilizzo di una morfologia, di una sintassi, di una configurazione macrostrutturale inconsuete (o molto sofisticate o semplicemente nuove) procuri nell’ascoltatore le stesse difficoltà di fruizione che si hanno di fronte ad un certo linguaggio verbale”.
Quale o quali possono essere le soluzioni di questo “apparente” problema? L’autore, nei suoi scritti, partendo da interrogativi ed osservazioni differenti sulla sperimentazione, sul linguaggio e sui sistemi musicali, arriva a formulare delle interessanti ipotesi a riguardo. Egli si domanda (e ci domanda): l’unico di essere musicisti, fare i musicisti, oggi, non è forse quello di farlo al modo antico? E per “modo antico” non si intendano le tecniche, i mezzi o il linguaggio ma, in una parola, lo spirito musicale originario, uno spirito musicale che si esplica nelle relazioni e nelle pratiche dell’esistenza umana.
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